Una primavera più silenziosa
Il paesaggio sonoro naturale si sta assottigliando: la perdita di biodiversità riduce il canto degli uccelli e altera la nostra percezione degli ambienti. Le ricerche mostrano quanto questi suoni influenzino il benessere e la nostra connessione con la natura.
I paesaggi sonori naturali come il canto degli uccelli, il fruscio degli insetti, i richiami degli anfibi sono una componente essenziale del nostro benessere e un indicatore prezioso della salute degli ecosistemi. Negli ultimi decenni, però, questi suoni stanno cambiando o scomparendo. Studi recenti mostrano come la perdita di biodiversità e l’aumento dell’inquinamento acustico umano stiano alterando profondamente ciò che ascoltiamo in natura.
La ricerca scientifica sta provando a ricostruire i paesaggi sonori del passato e a immaginare quelli del futuro, per capire come proteggere ciò che resta.
Il paesaggio sonoro come segnale
Più di sessant’anni fa Rachel Carson (biologa e scrittrice statunitense, autrice di Primavera silenziosa e figura chiave dell’ambientalismo moderno) aveva immaginato una primavera in cui il silenzio non fosse un vuoto, ma un segnale. Nel suo libro il paesaggio acustico diventava un indicatore di crisi: non si trattava solo di assenza di suoni, ma dell’assenza delle vite che li producevano. Oggi quella intuizione ritorna negli studi sull’ecologia acustica, che considerano il paesaggio sonoro parte integrante della salute degli ecosistemi. Come ricorda un recente articolo del Tascabile, ogni ambiente possiede una trama di voci (animali, vegetali, meteorologiche) che cambia con le stagioni e con gli anni. Quando il silenzio avanza è il segno che qualcosa si sta perdendo. Come ricorda l’articolo, il paesaggio sonoro è fatto di voci naturali, climatiche e umane e, quando queste diminuiscono o vengono coperte dal rumore, il silenzio che rimane diventa un segnale ecologico e umano della crisi in corso.
Ricostruire i paesaggi sonori perduti
In un podcast di Nature, intitolato “Recreating the lost sounds of spring”, l’ecologo della conservazione Simon Butler racconta come unisca dati scientifici e tecnologia per ricreare paesaggi sonori scomparsi.
Secondo Butler, i suoni degli ambienti naturali cambiano insieme ai cambiamenti dell’habitat, e questi mutamenti influenzano sia il nostro benessere sia il modo in cui percepiamo la conservazione. Per questo studiare i paesaggi sonori significa anche comprendere come gli ecosistemi rispondono alle pressioni ambientali.
Il suono, un potente strumento di consapevolezza
Le campagne di sensibilizzazione sulla conservazione sono spesso basate su immagini forti: oranghi isolati nelle piantagioni, rinoceronti mutilati, tartarughe soffocate dalla plastica. Butler osserva però che il potenziale evocativo dei paesaggi sonori è ancora poco sfruttato.
I suoni, infatti, creano un senso di luogo e di stagione, ci trasportano immediatamente in un ambiente e ci fanno percepire la sua identità. Comprendere come le attività umane li alterano può diventare un mezzo potente per motivare azioni di tutela.
La scomparsa degli uccelli e il silenzio che avanza
Negli ecosistemi temperati, il canto degli uccelli è il principale contributo ai paesaggi sonori naturali. Spesso li ascoltiamo molto prima di vederli, ed è attraverso il suono che entriamo in relazione con loro.
Negli ultimi decenni, il paesaggio sonoro naturale si è assottigliato in modo impressionante. In Nord America, dagli anni Cinquanta a oggi, si stima che siano scomparsi circa tre miliardi di uccelli (Rosenberg et al., 2019): un’assenza immensa, che si traduce in un silenzio sempre più percepibile nei boschi, nei parchi, perfino nei giardini urbani. Anche l’Europa non è da meno: negli ultimi quarant’anni abbiamo perso circa seicento milioni di individui (Morrison et al., 2021). Sono numeri che raccontano, più di qualsiasi immagine, quanto il coro della natura si sia indebolito. Tutte queste voci, un tempo parte integrante del paesaggio acustico, oggi non ci sono più.
Non solo uccelli: un deterioramento più profondo
Lo studio di Butler si concentra sugli uccelli, ma il declino riguarda anche insetti e anfibi. La perdita delle loro vocalizzazioni suggerisce che il deterioramento acustico sia ancora più grave di quanto le sole analisi sugli uccelli possano mostrare.
Immaginare i paesaggi sonori del futuro
La possibilità di ricostruire i paesaggi sonori del passato apre anche la strada a una proiezione verso il futuro. Butler sottolinea come i cambiamenti climatici, modificando la distribuzione delle specie, influenzeranno inevitabilmente i suoni dei nostri ambienti.
Comprendere questi scenari permette di pianificare azioni di conservazione mirate a proteggere e ripristinare i paesaggi sonori per le generazioni future.
I ricercatori misurano i paesaggi sonori attraverso indici acustici come l’Acoustic Complexity Index (ACI), che rileva le variazioni dell’intensità del suono nel tempo distinguendo i canti degli animali dai rumori continui (vento, traffico, rumori di fondo), e la ricchezza spettrale, che misura la varietà delle frequenze presenti in un ambiente (più lo spettro è complesso, maggiore è la biodiversità acustica). Questi strumenti permettono di quantificare la varietà e l’intensità dei canti naturali (Pieretti et al., 2011; Sueur et al., 2014).
Il “coro fantasma”: quando il suono migliora il benessere
Rivista Natura riporta uno studio condotto dalla California Polytechnic State University, guidato dalla biologa Danielle Ferraro, che ha indagato l’effetto dei paesaggi sonori sul benessere umano.
L’esperimento è stato condotto lungo due sentieri del Boulder Open Space and Mountain Parks, in Colorado, dove ai visitatori sono stati proposti due paesaggi sonori diversi. In un percorso si ascoltavano soltanto i canti spontanei degli uccelli presenti nell’area, così come accadrebbe in una normale passeggiata. Nell’altro, invece, un sistema di piccoli altoparlanti nascosti diffondeva le vocalizzazioni di un numero maggiore di specie, creando l’illusione di un ambiente più ricco e animato: un vero e proprio coro fantasma.
I risultati hanno mostrato qualcosa di molto interessante. I canti naturali, da soli, favoriscono già una sensazione di benessere e di connessione con il luogo. Ma quando il paesaggio sonoro viene arricchito artificialmente, questa percezione positiva si intensifica: gli escursionisti si sentono più coinvolti, più attenti e più sensibili all’ambiente che li circonda.
In un mondo in cui la natura è sempre più frammentata e silenziosa, il suono diventa un linguaggio prezioso per riconnetterci agli ecosistemi. Ricostruire, proteggere e immaginare i paesaggi sonori significa non solo conservare la biodiversità, ma anche salvaguardare una parte fondamentale della nostra esperienza del mondo naturale.
Se vi fa piacere, potete ascoltare questo paesaggio sonoro primaverile, utile anche per riconoscere le diverse voci: registrazioni autentiche di uccelli europei, perfette come sottofondo mentre si legge.
📚 Fonti:
- Morrison, C. A., Auniņš, A., Benkő, Z., Brotons, L., Chodkiewicz, T., Chylarecki, P., Escandell, V., Eskildsen, D. P., Gamero, A., Herrando, S., Jiguet, F., Kålås, J. A., Kamp, J., Klvaňová, A., Kmecl, P., Lehikoinen, A., Lindström, Å., Moshøj, C., Noble, D. G., Øien, I. J., Paquet, J.-Y., Reif, J., Sattler, T., Seaman, B. S., Teufelbauer, N., Trautmann, S., van Turnhout, C. A. M., Vořišek, P., & Butler, S. J. (2021). Bird population declines and species turnover are changing the acoustic properties of spring soundscapes. Nature Communications, 12, 6216.
https://www.nature.com/articles/s41467-021-26488-1
- Butler, S., & Morrison, C. A. (2021, November 29). We reconstructed birdsong soundscapes from over 200,000 places, and they’re getting quieter. The Conversation.
https://theconversation.com/we-reconstructed-birdsong-soundscapes-from-over-200-000-places-and-theyre-getting-quieter-171325
- BirdLife International. (2022, August 31). As nature declines, the sound of Spring is changing. BirdLife International.
https://www.birdlife.org/news/2022/08/31/as-nature-declines-the-sound-of-spring-is-changing/ - Rivista Natura. (s.d.). L’importanza dei paesaggi sonori.
https://rivistanatura.com/limportanza-dei-paesaggi-sonori/ - Rosenberg, K. V., Dokter, A. M., Blancher, P. J., Sauer, J. R., Smith, A. C., Smith, P. A., Stanton, J. C., Panjabi, A., Helft, L., Parr, M., & Marra, P. P. (2019).
Decline of the North American avifauna.
Science, 366(6461), 120–124.
https://www.science.org/doi/10.1126/science.aaw1313
- Pieretti, N., Farina, A., & Morri, D. (2011).
A new methodology to infer the singing activity of an avian community: The Acoustic Complexity Index (ACI).
Ecological Indicators, 11(3), 868–873.
https://doi.org/10.1016/j.ecolind.2010.11.005
- Sueur, J., Farina, A., Gasc, A., Pieretti, N., & Pavoine, S. (2014).
Acoustic indices for biodiversity assessment and landscape investigation.
Acta Acustica united with Acustica, 100(4), 772–781.
https://doi.org/10.3813/AAA.918757
- Il Tascabile – Il paesaggio che non ascoltiamo
🖼️ Immagine di copertina: Usignolo (Luscinia megarhynchos) – Foto di Peter Kasteren van da Pixabay
