Un nuovo destino

Il Garrano, antico pony iberico, sopravvive tra le montagne del Portogallo grazie a nuovi ruoli ecologici e turistici. Minacciato da lupi e cambiamenti ambientali, è oggi al centro di progetti di conservazione e gestione sostenibile del paesaggio.

Nel paesaggio montuoso del nord del Portogallo, tra le dorsali granitiche di Vieira do Minho, sopravvive una delle ultime popolazioni di Garrano, un’antica razza di pony iberici. Presente nella penisola fin dal Paleolitico, il Garrano è oggi un simbolo di adattamento in un contesto in rapido mutamento.

Joseolgon, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
Vieira do Minho, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il territorio, modellato da rilievi ondulati e valli profonde, alterna boschi di querce e castagni a brughiere di erica e ginestre. Questo mosaico vegetale, plasmato da secoli di interazione tra attività umana e dinamiche naturali, offre un habitat ideale per numerose specie autoctone, tra cui proprio il Garrano.

Il clima atlantico, con inverni umidi ed estati temperate, favorisce una vegetazione rigogliosa: felci, muschi e arbusti spontanei ricoprono i pendii, mentre pascoli aperti e affioramenti rocciosi punteggiano il paesaggio. In questo ambiente semi-selvatico, i pony si muovono liberamente, nutrendosi di erbe spontanee.

Valle del Rio Rabagão – Vitor Oliveira from Torres Vedras, PORTUGAL, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

La flora locale riflette la complessità ecologica del territorio. Le aree boschive sono dominate da querce decidue come Quercus robur (farnia) e Quercus pyrenaica (roverella), accompagnate da castagni (Castanea sativa) e betulle, in particolare Betula celtiberica, specie autoctona della penisola iberica. Le brughiere e i pascoli aperti ospitano specie pioniere come eriche (Erica arborea, Erica cinerea) e ginestre (Cytisus scoparius), fondamentali per la rigenerazione del suolo e la stabilità degli ecosistemi aperti.

In microhabitat più isolati si trovano anche specie rare o localmente endemiche, tra cui la Digitalis purpurea, il Narcissus cyclamineus  e diverse orchidee spontanee appartenenti ai generi Ophrys e Orchis. La presenza di queste piante è indicativa di un ambiente integro, ma anche vulnerabile ai cambiamenti climatici e all’alterazione degli usi del suolo.

Questo paesaggio, segnato da muretti a secco, mulattiere e terrazzamenti abbandonati, racconta una lunga storia di coesistenza tra uomo e natura. Oggi rappresenta un laboratorio a cielo aperto per studiare le interazioni tra fauna selvatica e sistemi agro-silvo-pastorali, in un fragile equilibrio tra conservazione e trasformazione.

Garrano – Pvfsm1, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il Garrano, un pony di corporatura robusta, è stato per secoli un alleato insostituibile nelle attività agricole e nei trasporti rurali. Tuttavia, con l’introduzione della meccanizzazione agricola nel secondo dopoguerra, la sua funzione economica è venuta progressivamente meno. La popolazione, che negli anni ’40 contava tra i 40.000 e i 60.000 esemplari, si è ridotta a poche migliaia, con stime attuali comprese tra 1.500 e 3.000 individui.

Come sottolinea José Leite, veterinario e consulente tecnico dell’Associazione degli Allevatori di Garrano (Acerg), “un cavallo ha bisogno di una funzione per sopravvivere”. In assenza di un ruolo definito, la razza rischia l’estinzione. Per questo motivo, Acerg ha avviato una serie di iniziative volte a reintegrare il Garrano in nuovi contesti d’uso: dal turismo equestre, dove si dimostra particolarmente adatto ai principianti, alla gestione del territorio.

In particolare, il Garrano è stato impiegato in progetti di prevenzione incendi: 280 esemplari sono stati messi a disposizione della principale compagnia elettrica portoghese per il controllo della vegetazione erbacea alla base dei tralicci in aree montane, contribuendo così alla riduzione del rischio di incendi boschivi.

Garrano in lotta – Norberto Esteves, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Tuttavia, la sopravvivenza della razza è minacciata anche da fattori ecologici. I puledri rappresentano una facile preda per i lupi, anch’essi specie protetta e parte integrante dell’ecosistema locale. Questo crea una tensione tra due obiettivi di conservazione: la tutela del predatore e quella della preda. L’Istituto Nazionale per la Conservazione della Natura e delle Foreste ha avviato progetti per mitigare il conflitto, promuovendo l’uso di recinzioni e cani da guardiania (come il Cão de Gado Transmontano, un molossoide originario del nord-est del Portogallo) per proteggere i branchi.

Alcuni allevatori, nel tentativo di salvaguardare i puledri, trasferiscono le cavalle gravide in aree più sicure a valle. Questa pratica, sebbene efficace, comporta una parziale domesticazione della razza, con una conseguente perdita di tratti comportamentali e adattativi legati alla vita selvatica.

Garrano – João Malho, CC BY-SA 3.0 <>, via Wikimedia Commons

Il Garrano rappresenta dunque un caso di studio prezioso per comprendere le dinamiche tra tutela della biodiversità, uso del suolo e conservazione culturale. La sua sopravvivenza dipenderà dalla capacità di integrare strategie ecologiche, economiche e sociali in un equilibrio dinamico tra natura e cultura.

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