I granchi di Roma

Nei sotterranei di Roma vive una colonia antica di granchi d’acqua dolce. Tra canali nascosti e pietre millenarie, il Potamon fluviatile racconta la storia di un ecosistema urbano che sopravvive nell’ombra.

Sotto la superficie monumentale di Roma vive una comunità inattesa: i granchi d’acqua dolce, Potamon fluviatile, antichi abitanti del sottosuolo urbano. Una presenza forse sorprendente, ma tutt’altro che casuale.

Un abitante nascosto

Il Potamon fluviatile è un granchio d’acqua dolce dal carapace compatto, di un marrone che varia dal nocciola al bruno scuro, capace di mimetizzarsi tra pietre umide e sedimenti. Le sue chele, robuste ma non imponenti, gli servono per scavare, difendersi e afferrare piccoli invertebrati di cui si nutre. È un animale crepuscolare e notturno, che preferisce muoversi quando la luce cala e l’umidità sale, seguendo l’acqua come un filo invisibile. Pur essendo legato ai corsi d’acqua, è sorprendentemente abile nel camminare sulla terraferma, soprattutto nelle ore più fresche, e può percorrere brevi tratti asciutti per raggiungere nuovi rifugi. Vive in tane scavate nelle sponde o in cavità naturali, dove trova riparo durante il giorno. È una specie schiva, lenta nei movimenti ma tenace, capace di adattarsi a micro‑habitat difficili e di sopravvivere in ambienti che cambiano nel tempo. La sua presenza nei sotterranei di Roma racconta proprio questo: una persistenza discreta, fatta di pazienza, acqua e ombra.

Photo by Fabio Liverani (http://www.fabioliverani.com) uploaded by Esculapio, CC BY-SA 2.5 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5>, via Wikimedia Commons
Photo by Fabio Liverani (http://www.fabioliverani.com) uploaded by Esculapio, CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons

Un’eredità delle paludi originarie

Prima che Roma diventasse città, era una valle umida, attraversata da corsi d’acqua e zone paludose. È possibile, secondo alcune interpretazioni naturalistiche, che questi granchi siano i discendenti di popolazioni che abitavano quei paesaggi primordiali, sopravvissuti all’urbanizzazione grazie a un elemento spesso dimenticato: il sottosuolo romano è un labirinto d’acqua.
Canali, drenaggi, cunicoli e falde scorrono ancora oggi sotto i Fori Imperiali, offrendo rifugi freschi e umidi, perfetti per una specie che predilige acque dolci non troppo disturbate.

Nel tempo, questi ambienti sotterranei hanno offerto ai granchi vie di spostamento e riparo. L’area del Foro di Traiano, in particolare, conserva cunicoli e passaggi storici ormai inaccessibili all’uomo, dove l’umidità e la presenza costante di acqua creano condizioni favorevoli alla sopravvivenza. Gli animali compaiono raramente in superficie, soprattutto nelle ore notturne, quando cercano materiale organico e piccoli invertebrati.

La progressiva perdita di funzione di molte strutture idriche antiche, dopo il crollo dell’Impero, ha contribuito a mantenere nel sottosuolo una continuità ambientale inattesa. In questi spazi, rimasti relativamente indisturbati, la popolazione ha potuto conservare una presenza stabile nel tempo, adattandosi alle trasformazioni della città senza scomparire.

Una colonia stabile, studiata dagli scienziati

Uno studio dell’Università Roma Tre, condotto nel 2004, ha analizzato la popolazione presente nei Mercati Traianei, evidenziando una struttura demografica completa: maschi e femmine in proporzioni equilibrate e individui di diverse classi di età, segno di una comunità che si riproduce regolarmente.
Le osservazioni hanno documentato comportamenti adattati agli ambienti umidi e ombrosi dei cunicoli urbani, dove i granchi trovano riparo e condizioni favorevoli alla sopravvivenza.

I risultati indicano che la presenza del Potamon fluviatile nel sottosuolo romano non è episodica, ma stabile nel tempo. La popolazione sembra aver mantenuto continuità attraverso le trasformazioni della città, sfruttando gli spazi nascosti e le vie d’acqua che persistono sotto l’area dei Fori Imperiali.

Una presenza più diffusa di quanto si pensasse

Nel 2025 ARCA Roma ha documentato una nuova popolazione di Potamon fluviatile a Villa Doria Pamphilj, all’interno di due corsi d’acqua artificiali del parco. La segnalazione amplia la mappa delle presenze note, indicando che Roma, con i suoi parchi storici e il suo reticolo idrico nascosto, offre micro‑habitat favorevoli alla specie.

Alcune stime giornalistiche ipotizzano che nei canali dei Fori possano vivere più esemplari di quanto si ritenesse in passato, ma si tratta di valutazioni non confermate da studi scientifici. Ciò che è certo è che la specie tende a rimanere nascosta, distribuendosi in ambienti umidi e ombrosi difficili da esplorare.

Questa discrezione, unita alla capacità di sfruttare spazi sotterranei e corsi d’acqua artificiali, contribuisce a una presenza più ampia e continua di quanto si immaginasse.

Convivenze e minacce

Nel sottosuolo romano i granchi convivono con predatori opportunisti, come i ratti, e con le alterazioni del sistema idrico dovute ai lavori urbani. Pur essendo adattabile, la specie resta vulnerabile alla perdita di habitat e alle modifiche dei flussi d’acqua che attraversano la città sotto la superficie.

Eppure i granchi continuano a muoversi tra pietre, radici e acqua scura, mantenendo una presenza che lega gli ambienti naturali ai paesaggi monumentali. Una storia che scorre sotto i nostri passi, invisibile e antica, e che invita a guardare Roma non solo in superficie, ma anche nelle sue profondità vive.

📚 Fonti:

🖼️ Immagine di copertina: Foro di Traiano – Foto di Valter Cirillo da Pixabay

Altre letture