Il roseto di Sofia

Il roseto di Sofia torna al centro del Parco Storico Bricherasio: un giardino restaurato con cura, tra rose storiche, paesaggio monferrino e il borgo raccolto di Fubine, in un equilibrio di natura e memoria.

Sulle colline del Monferrato, il Parco Storico Bricherasio a Fubine si apre come un paesaggio stratificato di giardini e memorie. Tra questi, il roseto di Sofia è il luogo che lascia l’impressione più immediata e duratura: un giardino pensile affacciato sul declivio, restaurato e ampliato nell’ambito del recente progetto di valorizzazione dell’intero parco. La sua struttura riprende l’impianto storico legato alla presenza della contessa Sofia di Bricherasio e ospita una ricca collezione di rose antiche e moderne, con numerose varietà di particolare interesse botanico e ornamentale. In maggio, nel periodo delle fioriture, chi sale a piedi lungo il sentiero viene accolto dal profumo intenso delle rose, una sensazione che sorprende molti visitatori e che contribuisce a rendere il roseto uno dei luoghi più amati del parco. Dal giardino pensile la vista si apre sull’incantevole paesaggio circostante.

Il roseto di Sofia – Archivio Filari

Un paesaggio culturale in evoluzione

Il Parco Storico Bricherasio di Fubine Monferrato è oggi un paesaggio culturale che mette in relazione secoli di storia all’interno di un progetto contemporaneo di valorizzazione immersiva. Intorno al castello, affacciato sulle colline UNESCO, si estende un giardino botanico dove la visita si snoda tra piante, architetture, racconti e tecnologie digitali che ampliano lo sguardo.

Dal Seicento al giardino romantico: una storia stratificata

Il castello affonda le sue radici nel Seicento quando fu edificato sui resti di un antico maniero medievale. Nel 1822 passò al conte Felice Cacherano di Bricherasio, ma fu suo figlio Luigi a trasformare il bosco circostante in un giardino all’inglese, secondo il gusto romantico dell’epoca: sentieri sinuosi, radure, prospettive aperte sul paesaggio collinare.

L’ultimo discendente maschile, il conte Emanuele, lasciò la proprietà alla sorella Sofia, figura centrale nella storia del luogo. Sofia, allieva del pittore Lorenzo Delleani, animò al castello un cenacolo artistico che riuniva alcune delle personalità più vive della cultura piemontese. Nei loro dipinti compaiono spesso scorci del parco, del borgo e della campagna circostante, testimonianza di un paesaggio vissuto e interpretato.

Negli anni successivi  il castello fu utilizzato come struttura di accoglienza per bambini e orfani, in un contesto di assistenza e protezione dell’infanzia. Questa funzione assistenziale è coerente con la sensibilità sociale della famiglia e anticipa la scelta della contessa di affidare il complesso a un ente religioso impegnato nel sostegno ai minori.

Quando Sofia morì nel 1950, la proprietà fu infatti donata all’Opera Don Orione, che ne fece una struttura dedicata all’accoglienza e all’assistenza. Oggi il complesso ospita una casa di riposo, mentre il parco storico è stato restaurato e reso accessibile al pubblico.

Restauro del parco e nuove forme di visita

Il progetto di restauro e valorizzazione, sostenuto da finanziamenti PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), ha restituito al parco del castello una struttura botanica ricca e leggibile. Oggi il giardino ospita migliaia di esemplari tra alberi, arbusti, rose, erbacee perenni, bulbose e specie mediterranee: una ricchezza frutto di nuove piantumazioni e della cura delle alberature storiche. L’intervento ha definito anche un percorso naturalistico e sensoriale che accompagna il visitatore attraverso le stagioni.

La mappa del giardino – Archivio Filari

In mancanza di fonti storiche che restituissero il disegno originario del giardino, l’intervento si è basato sui documenti consultati in numerosi archivi storici e su un lavoro di interpretazione fondato sui modelli paesaggistici in voga tra Ottocento e primo Novecento.

Accanto al lavoro sul verde, il parco è stato ripensato come luogo di esplorazione immersiva: la realtà aumentata introduce figure legate alla storia del castello, mentre la realtà virtuale consente di esplorare cunicoli e infernot. (1) Pannelli interattivi, contenuti audio e schede botaniche digitali ampliano la lettura del paesaggio, e una app dedicata offre mappe, approfondimenti e percorsi tematici. L’uso dell’intelligenza artificiale permette inoltre di animare i dipinti di Lorenzo Delleani, restituendo il rapporto tra arte e giardino che caratterizzò la vita della contessa Sofia.

La fruizione digitale è stata progettata per integrarsi con il luogo senza sovrapporsi: la tecnologia introduce un livello ulteriore di lettura, ma lascia che siano le piante, con i loro colori, forme e profumi, a guidare l’esperienza. I sentieri, realizzati con materiali drenanti di origine naturale, garantiscono accessibilità, mentre un ascensore collega al roseto pensile senza alterare l’equilibrio del paesaggio.

Il grande roseto di Sofia: il cuore pensile del parco

Sulla terrazza più alta del giardino si apre il grande roseto di Sofia, uno degli elementi più identitari del parco. È un roseto affacciato sul declivio che guarda verso le colline del Monferrato, e conserva ancora oggi l’impronta della contessa, che qui trovava il suo luogo prediletto.

Il roseto di Sofia – Archivio Filari

Per il roseto, la selezione delle rose si è orientata verso varietà affini a quelle coltivate tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, gli anni in cui Sofia visse al castello.

Il roseto di Sofia – Archivio Filari

Alcune cultivar storiche sono state recuperate grazie alla collaborazione con vivai specializzati e ibridatori come Barni, che hanno anche riprodotto rose non più disponibili in commercio, selezionate sulla base delle informazioni reperite nei cataloghi ritrovati nella proprietà. Ne è nata una collezione articolata, che riunisce rose antiche, rampicanti e varietà storiche della prima metà del Novecento, disposte in modo da garantire fioriture scalari dalla primavera all’autunno.

Il roseto di Sofia – Archivio Filari

Ogni aiuola del roseto è accompagnata da una scheda che indica le varietà presenti; l’app del parco offre contenuti botanici e approfondimenti che permettono di esplorare la storia e le caratteristiche delle rose.

Il roseto di Sofia – Archivio Filari

La posizione panoramica fa del roseto un balcone naturale da cui leggere il paesaggio e cogliere il dialogo tra giardino e territorio. Nel progetto di restauro il roseto è stato riconosciuto come fulcro emotivo e botanico del parco: un luogo che racconta la storia della famiglia Bricherasio, la passione di Sofia per l’arte e la natura, e la volontà contemporanea di preservare e reinterpretare questo patrimonio.

Il roseto di Sofia – Archivio Filari

Il Parco Bricherasio è oggi un esempio di come un paesaggio storico possa essere restituito alla comunità attraverso un equilibrio tra cura botanica, memoria culturale e strumenti digitali. Il roseto pensile, il giardino sottostante, le tecnologie immersive e la ricchezza delle collezioni vegetali compongono un luogo che non è solo da visitare, ma da attraversare con attenzione, lasciando che storia e natura si snodino al ritmo delle stagioni. Alla manutenzione quotidiana contribuisce anche un gruppo di volontari, gli Angeli del Parco, che affianca il Comune nella cura degli spazi e nel sostegno alle attività. Il parco inoltre dialoga con il paese che lo circonda: il centro storico di Fubine, con la sua chiesa e le sue vie raccolte, accoglie il visitatore fuori dal giardino, riportandolo alla misura quieta del borgo monferrino.

Piazza Cristoforo Colombo – Fubine – Archivio Filari

(1) Gli infernot, parte del sito UNESCO “Paesaggi vitivinicoli del Piemonte”, sono piccoli ambienti ipogei scavati nel tufo in Monferrato, un tempo destinati alla conservazione del vino.

📚 Fonti:

Il sito del Parco Storico Bricherasio

Cane, C. (2026, maggio 11). Il giardino diffuso al Parco Storico Bricherasio di Fubine. Il Torinese.

Cane, C. (2026). Il Parco Storico Bricherasio protagonista di Golosaria 2026. Piemonte Expo.

🖼️ Immagine di copertina: Il roseto di Sofia all’interno del Parco Bricherasio a Fubine – Archivio Filari

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