La botanica dell’assurdo

Con la sua “Nonsense Botany”, Edward Lear semina ironia tra le righe della scienza: piante immaginarie, nomi strampalati e illustrazioni raffinate danno vita a un mondo botanico surreale, dove regna il puro divertimento.

Nel panorama culturale dell’Ottocento, Edward Lear si distingue come una figura eclettica e sorprendente, capace di fondere arte, umorismo e scienza in un linguaggio tutto suo: il nonsense. Tra le sue creazioni più eccentriche spicca la serie intitolata “Nonsense Botany”, una raccolta di tavole illustrate che prende affettuosamente in giro la serietà della classificazione botanica.

Manypeeplia Upsidownia
Manypeeplia Upsidownia – da The Public Domain Review

Pubblicata tra il 1871 e il 1877, questa serie presenta una galleria di piante immaginarie, ciascuna accompagnata da nomi pseudo-latini e descrizioni tanto assurde quanto ingegnose. Lear si diverte a sovvertire le regole della nomenclatura binomiale ideata da Linneo nel secolo precedente, trasformando la precisione tassonomica in un gioco di parole visivo. Il latino della tassonomia, qui, diventa terreno fertile per l’invenzione: nasce così la Manypeeplia Upsidownia, i cui fiori ricordano minuscole persone a testa in giù; oppure la Piggiwiggia Pyramidalis, una pianta-piramide popolata da maialini; o ancora la Phattfacia Stupenda, dalle foglie esagerate e dal nome che suona come un complimento teatrale.

Il fascino di queste opere risiede proprio nel contrasto tra la cura minuziosa del disegno e l’assurdità dei soggetti. Le piante di Lear sembrano animate, spesso dotate di tratti umani o comportamenti bizzarri, e il loro universo è popolato da un umorismo surreale, a tratti satirico, sempre giocoso.

Piggiwiggia Pyramidalis
Piggiwiggia Pyramidalis – da The Public Domain Review

Ma Lear non fu solo disegnatore di nonsense. Nato il 12 maggio 1812, iniziò a lavorare come illustratore a soli quindici anni. Nel 1832 fu incaricato dalla Zoological Society di Londra di realizzare disegni di uccelli, e nello stesso anno fu ospitato nella tenuta del conte di Derby, dove compose il suo primo libro di versi per i nipoti della famiglia: “A Book of Nonsense”. Il suo stile ha ispirato autori come Lewis Carroll e, in tempi più recenti, persino i Monty Python, che hanno raccolto l’eredità del suo umorismo surreale.

Edward Lear ha reso celebre il  limerick, una forma poetica breve e brillante che ha lasciato un’impronta duratura nella letteratura inglese.  Il limerick è composto da cinque versi e segue uno schema di rime ben definito (AABBA), che gli conferisce un ritmo incalzante e facilmente riconoscibile. Nonostante la sua struttura rigida, questa forma poetica lascia ampio spazio alla creatività, permettendo giochi di parole, trovate assurde e situazioni paradossali. Il tono è quasi sempre leggero, spesso comico, e talvolta apertamente strampalato. Oggi il limerick continua a essere apprezzato non solo per il suo valore letterario, ma anche come esercizio di ingegno linguistico e strumento di satira, capace di condensare in poche righe un piccolo mondo di ironia e fantasia.

In seguito Lear decise di dedicarsi alla pittura di paesaggio, senza però abbandonare la scrittura. I suoi viaggi tra Europa e Asia, tra il 1837 e il 1847, alimentarono una produzione artistica che si tradusse in numerosi volumi illustrati, raccolti sotto il titolo “The Illustrated Travels of a Landscape Painter”.

Lear fu anche un musicista appassionato: mise in musica dodici poesie di Alfred Tennyson, poeta a cui era profondamente legato e che omaggiò chiamando Villa Tennyson la casa che fece costruire a Sanremo, dove si trasferì nel 1870. Fu lì, sulla costa ligure, che trascorse gli ultimi anni della sua vita.

La sua originalità spaziava in tutti gli ambiti:

Edward Lear era noto per presentarsi con il suo lungo nome: “Mr Abebika kratoponoko Prizzikalo Kattefello Ablegorabalus Ableborinto phashyph” o “Chakonoton the Cozovex Dossi Fossi Sini Tomentilla Coronilla Polentilla Battledore & Shuttlecock Derry down Derry Dumps”…

Non si sposò mai, anche se tentò due volte di chiedere la mano della stessa donna, molto più giovane di lui, senza successo. Le sue relazioni più strette furono con amici, corrispondenti e con il suo cuoco albanese Giorgis, compagno fedele ma, a detta di Lear, piuttosto mediocre tra i fornelli. Un altro affetto importante fu il suo gatto Foss, sepolto con una piccola cerimonia nel giardino della villa dopo la sua morte nel 1886.

Lear morì nel 1888, dopo anni segnati da problemi cardiaci. Il suo funerale fu un evento solitario, come raccontò la moglie del suo medico, il dottor Hassall: nessuno dei suoi numerosi amici fu presente. Oggi riposa nel Cimitero della Foce a Sanremo.

Chi desidera esplorare le sue opere può consultare gratuitamente la raccolta originale su Internet Archive, oppure sorridere con una selezione curata nella sezione Collezioni di The Public Domain Review.
Per approfondire la sua vita e il suo lavoro, è disponibile una biografia dettagliata sul sito della Edward Lear Society.

📚 Fonti:
The Public Domain Review
Edward Lear Society
Oxford Bibliographies

🖼️ Immagine di copertina: da The Public Domain Review

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