The great pumpkin

Dalla Grande Zucca di Linus alle borracce contadine, la sorprendente storia di una pianta che ha attraversato oceani, cambiato significato e trovato posto nell’immaginario di culture lontane.

C’è qualcosa di profondamente poetico nell’ostinazione di Linus. Ogni anno, nella notte di Halloween, rinuncia al tradizionale “dolcetto o scherzetto” per attendere l’arrivo della Grande Zucca nel suo pumpkin patch, il campo delle zucche. Rimane lì, tra foglie secche e ombre vaganti, talvolta in compagnia di una scettica Lucy, certo che prima o poi la Grande Zucca emergerà dal campo più sincero per distribuire doni ai bambini.

Nessuno gli crede, naturalmente. Eppure Linus torna nel campo ogni anno, incurante delle prese in giro e delle delusioni. È una delle tante ostinazioni che popolano il mondo dei Peanuts, insieme agli aquiloni impigliati tra i rami, ai tentativi di Charlie Brown di calciare il pallone e alle inevitabili sconfitte sul campo da baseball.

Per i lettori italiani quella creatura immaginaria, che avrebbe dovuto portare doni ai bambini come un Babbo Natale in anticipo, ebbe però un destino curioso.
La Grande Zucca di Linus venne infatti nel nostro paese trasformata nel Grande Cocomero, in una delle più celebri vicende della storia del fumetto tradotto. Quando le strisce dei Peanuts disegnate da Schulz arrivarono in Italia, Halloween era una ricorrenza quasi sconosciuta. La zucca non possedeva ancora il valore simbolico che aveva negli Stati Uniti e la figura della Great Pumpkin rischiava di apparire incomprensibile ai lettori italiani. Nacque così il Grande Cocomero, destinato a vivere di vita propria e a entrare nell’immaginario di intere generazioni.

Carrozza per una sera

La Grande Zucca di Linus non è l’unica ad aver oltrepassato i confini dell’orto. Molto prima che Charles Schulz le affidasse il ruolo di creatura misteriosa attesa da Linus, un’altra zucca aveva già conosciuto una sorte insolita ed era entrata nel mondo dell’immaginazione. Nella Cenerentola di Charles Perrault (Cendrillon ou la petite pantoufle de verre – 1697), pubblicata alla fine del Seicento, la fata madrina sceglie una grande zucca e la trasforma in carrozza. Non un oggetto prezioso, ma uno dei frutti più comuni della stagione. Per una sera ciò che era cresciuto nell’orto diventa il mezzo per andare al ballo a palazzo reale. Allo scoccare della mezzanotte la magia svanisce, ma resta l’idea che accompagna le zucche da secoli: la possibilità di essere qualcos’altro.

La zucca lanterna

La Grande Zucca di Linus e la carrozza di Cenerentola condividono una stessa trasformazione: un frutto dell’orto che abbandona la propria natura per entrare nella sfera del racconto. Nelle campagne europee, però, questa metamorfosi assumeva forme ancora diverse. Quando l’autunno accorciava le giornate e le feste dei morti si avvicinavano, rape, barbabietole e, più tardi, anche zucche venivano svuotate e intagliate. Accesa una candela all’interno, la loro superficie si animava di occhi, nasi e bocche. Non erano più ortaggi, ma volti.

La tradizione irlandese collegò queste lanterne alla leggenda di Stingy Jack, il fabbro astuto condannato a vagare tra il mondo dei vivi e quello dei morti con un tizzone ardente racchiuso in una rapa scavata. Quando molti irlandesi emigrarono nel Nord America, trovarono nelle grandi zucche locali un sostituto ideale: più grandi, più morbide da incidere e più adatte a ospitare una fiamma. Nacque così la jack-o’-lantern che oggi simboleggia Halloween.

La zucca contenitore

Se nelle fiabe e nelle leggende la zucca si trasformava in creatura misteriosa o in una carrozza, nella vita quotidiana assumeva forme non meno sorprendenti. La Lagenaria siceraria, conosciuta come zucca a fiasco, era già coltivata in Europa prima dell’arrivo delle specie americane e accompagnò per secoli la vita di contadini, pastori e viaggiatori. Una volta essiccata se ne ricavava un guscio leggero, impermeabile e resistente, ideale per ottenere un recipiente in cui conservare semi, farine o liquidi. In molte campagne europee questi oggetti sopravvissero fino al Novecento, quando non era insolito vedere una zucca appesa sotto una tettoia in attesa di una seconda vita.

Dall’altra parte dell’Atlantico, nelle regioni del Río de la Plata, alcune varietà di Lagenaria siceraria vennero coltivate appositamente per ricavarne i recipienti destinati al mate. Ancora oggi il termine mate indica non soltanto l’infuso di Ilex paraguariensis, un agrifoglio sudamericano, ma anche la piccola coppa ricavata dalla zucca essiccata da cui si beve con una cannuccia.

Mate – user stalefries, Copyrighted free use, via Wikimedia Commons

La zucca e la musica

Le trasformazioni delle zucche non si fermavano ai recipienti. In molte parti del mondo il loro guscio essiccato trovò posto anche nella musica. La sua forma cava e la scorza resistente la rendevano una naturale cassa di risonanza: un frutto dell’orto capace di amplificare una corda pizzicata o la vibrazione di una membrana.

Kora – Collectie Wereldmuseum (v/h Tropenmuseum), part of the National Museum of World Cultures, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Tra gli esempi più noti vi sono la kora dell’Africa occidentale, formata da una zucca tagliata a metà e rivestita di pelle, il berimbau brasiliano, dove una zucca essiccata amplifica la vibrazione dell’unica corda dello strumento e le maracas che venivano riempite di semi secchi per produrre un suono ritmico a ogni movimento.

Berimbao – Brasile – Wmpearl, CC0, da Wikimedia Commons

Tra le molte vite della zucca, la più improbabile resta forse quella immaginata da Charles Schulz. Carrozza nella fiaba di Cenerentola, lanterna nelle tradizioni autunnali, recipiente per il mate e cassa di risonanza per gli strumenti musicali, la zucca nelle strisce dei Peanuts diventa una creatura che nessuno ha mai visto e che Linus continua ad attendere. Un’immagine che, a distanza di decenni, conserva intatto il suo fascino.

📚 Fonti:

🖼️ Immagine di copertina: Zucche dipinte a gouache e matita colorata. Archivio Filari – L.M. 25

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