Leontopodium alpinum

La scoperta della conservazione

Renato Pampanini, botanico e pioniere della conservazione ambientale, esplorò la flora italiana e mediterranea, promosse la tutela della natura già nel 1911 e lasciò un prezioso erbario.

In un’epoca in cui la natura era ancora considerata una risorsa da sfruttare più che un’eredità da custodire, Renato Pampanini camminava già in direzione ostinata e contraria. Cresciuto tra le vette del Veneto, libri, campi e silenzi, fu tra i primi in Italia a intuire che la flora non era solo oggetto di studio, ma patrimonio da proteggere.

Renato Pampanini
Renato Pampanini, Public domain, via Wikimedia Commons

Botanico, esploratore e precursore del moderno ambientalismo, Pampanini attraversò continenti e conflitti con lo sguardo sempre rivolto alle piante, alla loro bellezza silenziosa e alla loro fragilità. La sua storia è quella di un uomo che, molto prima che la parola conservazione diventasse di uso comune, ne aveva già fatto una missione di vita.

Nato nel 1875 a Valdobbiadene, ma con radici profonde nel Cadore, Renato Pampanini non fu solo un botanico: fu un pioniere, un esploratore e un visionario. La sua infanzia fu segnata da un evento drammatico,  l’incendio che distrusse la casa di famiglia a Chiapuzza, frazione di San Vito di Cadore, e che costrinse i suoi a trasferirsi a Cozzuolo, nei pressi di Vittorio Veneto. Fu lì che la madre, donna colta e sensibile, gli trasmise l’amore per la lettura, la bellezza della campagna e una precoce inclinazione per le scienze naturali.

Il destino di Pampanini si intrecciò presto con quello della botanica grazie all’intervento di Pier Andrea Saccardo, celebre micologo e amico di famiglia. Fu lui a suggerire che Renato proseguisse gli studi in Svizzera, all’Università di Losanna. Qui, Pampanini si laureò con una tesi innovativa sulla geografia botanica delle Alpi, introducendo per la prima volta in Italia le cartine corologiche delle specie endemiche alpine: queste sono mappe che rappresentano la distribuzione geografica di una o più specie viventi, in particolare piante o animali, all’interno di un determinato territorio, strumenti  fondamentali nella fitogeografia e nella biogeografia.

Rientrato in patria, entrò nel 1903 come assistente all’Istituto di Botanica di Firenze. Trent’anni più tardi, nel 1933, vinse la cattedra di Botanica all’Università di Cagliari, dove avrebbe concluso la sua carriera accademica e diretto l’Orto Botanico fino al 1943, contribuendo alla sua riorganizzazione.

Ma la sua vera vocazione era sul campo. Tra il 1913 e il 1934 partecipò a numerose spedizioni botaniche: dalla Cirenaica alla Tripolitania, dalla Somalia alle isole del Dodecaneso, fino al remoto Karakorum. Ogni viaggio era un’occasione per arricchire la conoscenza della flora mediterranea e nordafricana, e per descrivere nuove specie, come fece con il genere Artemisia.

Il Cadore, però, rimase sempre il suo punto di riferimento. Vi dedicò cinquant’anni di studi, culminati nella monumentale opera Flora del Cadore, un volume di quasi 900 pagine pubblicato postumo nel 1958.

Ma Pampanini non fu solo un classificatore di piante. Fu anche uno dei primi in Italia a comprendere l’urgenza della conservazione della natura. Già nel 1911, durante una riunione della Società Botanica Italiana a Roma, presentò un testo intitolato Per la protezione della flora italiana. In esso denunciava le minacce alla flora spontanea: la raccolta indiscriminata di fiori ornamentali, come la stella alpina, e l’uso industriale delle piante per la produzione di liquori e farmaci.

Nel 1912 ampliò la sua visione con un altro scritto, Per la protezione dei monumenti naturali in Italia, in cui sosteneva che la natura, al pari dell’arte e della storia, meritasse tutela. Citando il biologo belga Jean Massart, affermava che non siamo proprietari della natura, ma custodi temporanei, responsabili verso le generazioni future. Un pensiero che anticipava di decenni l’ambientalismo moderno.

La sua vita fu segnata anche dalla guerra. Allo scoppio del primo conflitto mondiale, nel 1915, avrebbe potuto evitare il fronte: aveva 40 anni, era figlio unico e ricopriva incarichi scientifici. Ma il ricordo dello zio Antonio, patriota risorgimentale, lo spinse ad arruolarsi. Combatté in prima linea, raggiungendo il grado di capitano. Alla fine della guerra fu inviato in missione nelle isole Egee, dove colse l’occasione per esplorare l’isola di Rodi e pubblicarne un dettagliato resoconto sulla rivista L’Universo.

L’erbario di Renato Pampanini è una delle testimonianze più preziose della sua lunga e rigorosa attività scientifica. E’ conservato presso l’Erbario Centrale Italiano del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze. Si tratta di una collezione imponente, che comprende oltre 5.000 esemplari di piante raccolte nel corso delle sue spedizioni e ricerche, sia in Italia che all’estero. Contiene campioni provenienti dal Cadore, specie raccolte durante le sue esplorazioni in Cirenaica, Tripolitania, Somalia, Rodi e nel Dodecaneso. L’erbario rappresenta una fonte fondamentale per la  botanica sistematica e la fitogeografia e contiene cartine corologiche e annotazioni dettagliate che documentano la distribuzione delle specie. È un riferimento per gli studiosi che si occupano di flora mediterranea e nordafricana.

A Pampanini sono state dedicate numerose specie botaniche, tra cui Artemisia pampaninii, Lonicera pampaninii, Origanum pampaniniiGagea pampaninii, a testimonianza del suo contributo alla classificazione e alla conoscenza.

Renato Pampanini morì nel 1949 a Torino. Ma il suo pensiero, le sue mappe, le sue piante classificate e soprattutto la sua visione lungimirante della natura come bene comune, restano più attuali che mai. L’Università di Firenze lo ha giustamente definito “il precursore del moderno conservatore”. E a ragione: in un’epoca in cui la parola “biodiversità” non era ancora di uso comune, lui ne aveva già compreso il valore.

📚 Fonti:
Uomo e natura ripercorre la vita di questo scienziato
– L’Archivio Digitale Cadorino racconta la vita di questo botanico accennando alla sua esperienza durante la Grande Guerra
– L’Università di Firenze dedica un articolo a Pampanini: Renato Pampanini, il precursore del moderno conservatore (PDF)

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