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La palma di Goethe

La palma che ispirò Goethe nel 1786 torna protagonista grazie al sequenziamento del suo genoma. Un viaggio che mescola storia, poesia e scienza: dall’intuizione della metamorfosi vegetale alla decifrazione del DNA nell’Orto Botanico di Padova.

Nel 1786, durante il suo viaggio in Italia, Johann Wolfgang von Goethe si soffermò davanti a una palma nana nell’Orto Botanico di Padova. (1) Fu in quell’istante che maturò un’intuizione destinata a rivoluzionare la visione del mondo vegetale: l’idea che ogni organo della pianta, dal germoglio al fiore, origini da un’unica matrice, la foglia.

Chris Light, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
Orto Botanico di Padova: serra ottagonale contenente la “palma di Goethe”. Chris Light, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

La “palma di Goethe”, un nuovo studio

La palma di Goethe, una Chamaerops humilis nota anche come palma nana o palma di San Pietro, è stata messa a dimora nel 1585 all’interno dell’Orto Botanico di Padova. Non si conosce il nome preciso del giardiniere o del botanico che l’ha piantata, ma è probabile che sia stata introdotta nell’ambito delle attività dell’Università di Padova, che aveva fondato l’Orto Botanico nel 1545 come “giardino dei semplici” per la coltivazione di piante medicinali.

Oggi, quella stessa palma è tornata a parlare, ma con un linguaggio diverso: quello del DNA. Un team di ricercatori ha sequenziato il suo genoma, come racconta il magazine dell’Università di Padova IlBoLive, rivelando una complessità sorprendente. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Data con il titolo: “Chromosome-level assembly of the 400-year-old Goethe’s Palm (Chamaerops humilis L.)”. È stato coordinato da Francesco Dal Grande dell’Università di Padova, in collaborazione con il Centro per la Biodiversità Genomica di Francoforte e altri partner internazionali.

La Chamaerops humilis è l’unica palma originaria del continente europeo, una sopravvissuta che ha resistito alle glaciazioni che hanno modellato il paesaggio fino a 12.000 anni fa. Testimone silenziosa di un’epoca remota, questa specie rappresenta un frammento vivente della flora mediterranea del Terziario, quando il clima e la biodiversità erano radicalmente diversi da quelli odierni.

Lo studio rivela come il genoma della palma sia più grande di quello umano, con circa 4 miliardi di paia di basi. Circa l’88% del DNA è composto da sequenze ripetute, probabilmente legate ad adattamenti climatici antichi. Inoltre l’analisi genetica mostra affinità con popolazioni di palma dell’area tra Marocco e Penisola Iberica, suggerendo una possibile origine migratoria. Questa palma, piantata nel Cinquecento, non solo ha visto passare i secoli: li ha registrati, foglia dopo foglia, in un codice genetico più vasto del nostro.

Goethe: vita e pensiero

Johann Wolfgang von Goethe (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832) è stato uno dei massimi esponenti della cultura europea moderna: fu poeta, drammaturgo, romanziere, filosofo, scienziato e statista. Figura centrale del movimento Sturm und Drang (movimento culturale e letterario tedesco attivo tra il 1765 e il 1785 che esaltava il genio individuale), Goethe ha lasciato un’impronta profonda nella letteratura, nella teoria dell’arte e nella scienza naturale.

La sua opera più celebre è il Faust, ma fu anche autore di romanzi come I dolori del giovane Werther e saggi scientifici come La metamorfosi delle piante (1790). Critico del meccanicismo newtoniano, Goethe sviluppò un metodo scientifico qualitativo, fondato sull’osservazione diretta e sull’intuizione.

Il suo pensiero influenzò profondamente filosofi come Schelling, Hegel e Nietzsche, e anticipò molte idee della biologia evolutiva. Considerato da George Eliot “l’ultimo uomo universale a camminare sulla terra”, Goethe incarna l’ideale di una conoscenza integrata, capace di unire arte, scienza e spiritualità.

Il pensiero di Goethe: la foglia come archetipo

Nel 1786, Johann Wolfgang von Goethe ha 37 anni ed è già un poeta affermato, ma anche un uomo inquieto. Il suo viaggio in Italia, che lo porta fino a Padova, è una fuga dalla corte di Weimar e un’immersione nella bellezza classica. È proprio in questo contesto che, osservando la palma nana dell’Orto Botanico di Padova, Goethe formula l’idea che tutte le parti della pianta siano variazioni di un’unica struttura originaria.

Nel saggio Versuch die Metamorphose der Pflanzen zu erklären (La metamorfosi delle piante, 1790), Goethe descrive la foglia come un principio archetipico da cui si generano tutte le forme vegetali. La foglia, secondo lui, è l’elemento base che si trasforma in sepalo, petalo, stame, pistillo.

“Ogni parte della pianta è foglia, e così la natura forma il fiore.” — Goethe, La metamorfosi delle piante (1790)

Egli parla di metamorfosi, non come mutazione casuale, ma come processo ordinato, in cui la forma si evolve conservando la propria identità profonda. La metamorfosi secondo Goethe è il linguaggio della vita.

La foglia, in questo contesto, diventa simbolo di unità e trasformazione: è ciò che resta uguale mentre tutto cambia. (2-3)

La scienza ufficiale accolse con freddezza le teorie di Goethe. Solo nel XX secolo, botanici come Wilhelm Troll e Agnes Arber ne riconobbero il valore. Il suo pensiero influenzò anche Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, corrente di pensiero che propone una visione integrata dell’essere umano e del mondo, unendo scienza, spiritualità, arte e filosofia, che riprese la visione morfologica e spirituale della natura di Goethe.

Goethe non fu mai riconosciuto come scienziato in vita, ma oggi è considerato un precursore dell’evo-devo, la biologia evolutiva dello sviluppo. (4)

Metamorfosi come metafora

Nella visione di Goethe, il fiore è il gesto finale della pianta, il suo atto creativo. È il momento in cui la natura si mostra nella sua pienezza, e al tempo stesso si prepara a scomparire, per rinascere altrove. (5)

La metamorfosi, per Goethe, non è solo un processo biologico. È una chiave interpretativa del vivente, una grammatica del cambiamento che riguarda anche l’essere umano. Così come la foglia si trasforma in petalo, poi in stame, poi in seme, anche noi attraversiamo forme, ruoli, fasi. Eppure, in ogni passaggio, qualcosa resta: un’identità profonda che si esprime nella variazione.
Scrive Stefano Zecchi nella sua presentazione a La Metamorfosi delle piante:

La Metamorfosi delle piante (…) esamina il problema generale del divenire della forma, mettendo in luce le condizioni in cui i fenomeni si manifestano nel gioco infinito della creatività della natura, che pur rinnovandosi conserva la sua unità. Questo saggio (…) costituisce un esempio significativo della critica goethiana all’idea di scienza formulata da Newton ed esprime sinteticamente la visione filosofica di Goethe…

La metamorfosi in versi: l’elegia di Goethe

Otto anni dopo la pubblicazione del suo saggio scientifico, Goethe tornò sul tema della metamorfosi vegetale con una breve elegia poetica, pubblicata nel 1798. In questi versi, la trasformazione della pianta non è solo un processo biologico, ma diventa simbolo dell’unità del vivente e della tensione verso la forma. Questa elegia è il ponte tra il pensiero scientifico e la visione poetica: un invito a contemplare la forma come espressione del divenire, e a riconoscere nella foglia il gesto originario della vita: mostra la tensione tra molteplicità e unità, tra forma e sentimento.

Tutte le forme sono affini, e niuna
somiglia all’altra; così allude il coro
ad una legge occulta, a un sacro enimma.
(…)
Nel divenire osserva ora la pianta
come, guidata a ciò di grado in grado,
si plasmi lentamente in fiore e in frutto.
(…)
Oh pensa come in noi, a poco a poco
dal germe della prima conoscenza
soave pullulò dimestichezza,
con quale vigoria nel nostro interno
si discoprì, sbocciando, l’amicizia
e come alfin Amor diè fiori e frutti.
Pensa come molteplice Natura
ai nostri sentimenti abbia prestato,
cheta evolvendo, or queste forme, o quelle. (6)

Gli archivi viventi negli Orti Botanici

La palma di Goethe non è soltanto un reperto botanico, una curiosità storica, né un semplice oggetto di studio. È un organismo che ha attraversato secoli, culture e paradigmi scientifici, trasformandosi da simbolo romantico a soggetto di ricerca genomica. In essa convivono la visione poetica e le intuizioni del passato e la precisione analitica del presente.

L’Orto Botanico di Padova, che l’ha custodita per oltre quattro secoli, si conferma non solo come luogo di conservazione, ma come laboratorio di futuro. Qui, la memoria vegetale si mescola con l’innovazione, e ogni foglia può diventare una pagina di storia, ogni radice una connessione tra epoche.

In un tempo in cui la scienza corre veloce e la natura sembra arretrare, questa palma ci ricorda che osservare, comprendere e rispettare il vivente è ancora il gesto più rivoluzionario che possiamo compiere.

📚 Fonti:

  • (1) Orto Botanico di Padova. (n.d.). La Palma di Goethe. Università degli Studi di Padova.
    https://ortobotanico1545.it/palma-di-goethe/
    Goethe visitò l’Orto il 27 settembre 1786, durante il suo viaggio in Italia. L’osservazione della palma nana (Chamaerops humilis) ispirò la sua teoria della metamorfosi vegetale, poi formalizzata nel saggio Die Metamorphose der Pflanzen (1790).
  • (2) Martini, M. (n.d.). La visione goethiana della Natura. Nexus Edizioni.
    https://nexusedizioni.it/it/la-visione-goethiana-della-natura/
    Questo articolo analizza il metodo scientifico di Goethe, evidenziando la sua concezione della foglia come forma archetipica e la sua opposizione al meccanicismo newtoniano. Martini sottolinea come Goethe considerasse la natura un organismo vivente, irriducibile alle leggi dell’inorganico, e come la metamorfosi fosse per lui un processo ordinato e qualitativo, fondato sull’intuizione e sull’osservazione empatica.
  • (3) Arber, A. (1950). The Natural Philosophy of Plant Form. Cambridge University Press.
    Agnes Arber, botanica e filosofa della scienza, è tra le interpreti più rigorose del pensiero morfologico di Goethe. In questo saggio, esplora l’idea della foglia come forma archetipica e la concezione della pianta come totalità vivente. Arber evidenzia come la scienza goethiana si fondi su un metodo qualitativo, basato sull’intuizione e sull’osservazione empatica, in contrasto con il meccanicismo riduzionista della tradizione newtoniana.
    Secondo l’articolo ”Tracing Goethe’s influence on botany and plant morphology”, Arber è tra i botanici del XX secolo che hanno ripreso e sviluppato il pensiero goethiano, in particolare l’idea che la forma vegetale sia espressione di un principio interno e non solo risultato di fattori esterni.
  • (4) Coen, E. (2001). Goethe and the ABC model of flower development. Comptes Rendus de l’Académie des Sciences – Series III – Sciences de la Vie, 324(6), 523–530. 
    https://www.academia.edu/74597758/Goethe_and_the_ABC_model_of_flower_development

    In questo saggio, Enrico Coen, uno dei genetisti che ha contribuito alla formulazione del modello ABC, ripercorre la storia della morfogenesi vegetale dalla teoria della metamorfosi di Goethe (fine XVIII secolo) fino agli studi genetici su Arabidopsis e Antirrhinum nel XX secolo. Coen mostra come l’idea goethiana di una forma originaria che si trasforma in organi diversi trovi conferma nella genetica molecolare moderna, dove la combinazione di geni A, B e C determina lo sviluppo di sepali, petali, stami e carpelli.

    “Goethe’s concept of metamorphosis anticipated the idea that organ identity could be specified by combinations of regulatory genes.” — Coen, 2001

  • (5) Nardo, A. (2019). Il ruolo della botanica nelle Affinità elettive (1809) di J.W. Goethe [Tesi di laurea magistrale, Università degli Studi di Padova]. Archivio istituzionale. 
    https://thesis.unipd.it/bitstream/20.500.12608/27408/1/Armida_Nardo_2019.pdf

    Questa tesi analizza in profondità il pensiero botanico di Goethe, con particolare attenzione alla metamorfosi del fiore come fase culminante del processo vegetale. Nardo evidenzia come ogni organo floreale sia una trasformazione della foglia, coerente con l’idea di un principio morfologico unitario. La tesi esplora anche il valore simbolico del fiore nella visione goethiana: non solo come struttura biologica, ma come gesto creativo della natura, espressione di un ciclo vitale che culmina nel seme e si rinnova.

    “Il fiore rappresenta la massima espressione della metamorfosi vegetale: ogni sua parte è una foglia trasformata, e il suo sbocciare è il compimento di un processo che è insieme biologico e spirituale.” — Nardo, 2019

    (6) I versi citati sono tratti dall’elegia “La metamorfosi delle piante” di Johann Wolfgang von Goethe, nella traduzione italiana contenuta in La metamorfosi delle piante e altri scritti sulla scienza della natura, a cura di Stefano Zecchi, Ugo Guanda Editore, 1983.

  • Corriero, E. C. (2017). Filosofie della natura dopo Schelling. Rosenberg & Sellier.
    https://books.openedition.org/res/11847
     In questo volume, Emilio Carlo Corriero analizza il pensiero di Goethe all’interno della tradizione della Naturphilosophie, evidenziando come la metamorfosi non sia solo un concetto botanico, ma una metafora ontologica. Goethe concepisce la forma come processo, e la trasformazione come principio universale che riguarda anche l’identità umana. Il testo mostra come la sua scienza sia una pratica esperienziale, fondata sull’intuizione e sulla continuità del divenire, in contrasto con la visione meccanicistica e frammentaria della modernità.

    “La metamorfosi è il principio attraverso cui Goethe pensa la vita, la forma, l’identità. Non come fissità, ma come coerenza nel cambiamento.” — Corriero, 2017

  • La metamorfosi delle piante e altri scritti sulla scienza della natura (a cura di Stefano Zecchi, Ugo Guanda Editore 1983) raccoglie alcuni dei testi più significativi di Johann Wolfgang von Goethe dedicati alla scienza naturale, in particolare alla botanica, ma con una forte impronta filosofica e artistica.
  • Springer – History and Philosophy of the Life Sciences (2021)
    Ateleological Propagation in Goethe’s Metamorphosis of Plants
    Gregory Rupik
    Un saggio accessibile che esplora come Goethe superi la visione teleologica della natura, proponendo un modello evolutivo interno e spontaneo.
  • Bloch, R. (1951). Goethe, Idealistic Morphology, and Science. Yale University.
    Analisi storica e teorica del contributo di Goethe alla morfologia vegetale, con attenzione alla sua visione olistica e alla distinzione tra forma ideale e osservazione empirica.
    Leggi su JSTOR
  • Dornelas, M. C., & Dornelas, O. (2005). From leaf to flower: revisiting Goethe’s concepts on the metamorphosis of plants. Brazilian Journal of Plant Physiology, 17(4), 335–344.
    Studio scientifico che collega la teoria goethiana alla biologia molecolare moderna, in particolare al modello ABC per lo sviluppo dei fiori.
    Leggi su SciELO
  • Rupik, G. (2021). Ateleological propagation in Goethe’s Metamorphosis of Plants. History and Philosophy of the Life Sciences, 43(32).
    Esamina come Goethe superi la visione teleologica della natura, proponendo un modello di sviluppo vegetale basato su forze interne e trasformazioni spontanee.
    Leggi su Springer
  • Lavernia, K. (2020). Ciencia y naturaleza en Goethe: apuntes sobre la epistemología natural goetheana. Arbor, 196(798), a583.
    Saggio filosofico in spagnolo che esplora la morfologia goethiana come esperienza viva della natura e riflessione sul ruolo del ricercatore.
    Scarica da CSIC
  • Goethe, J. W. von (1790). Versuch die Metamorphose der Pflanzen zu erklären.
    Testo originale in tedesco disponibile in versione digitalizzata, con traduzioni in inglese e francese.
  • Dal Grande, F., et al. (2025). Chromosome-level assembly of the 400-year-old Goethe’s Palm (Chamaerops humilis L.). Scientific Data, Nature Portfolio.

🖼️ Immagine di copertina: L’orto botanico in una litografia del 1842; sullo sfondo la basilica di Sant’Antonio – By A. Tosini – G Agostini “dis. in. pictra” – lithographed by “Kiev”? in Venice – older version uploaded by User: Esculapio, Public domain, via Wikimedia Commons

 

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