Il bestiario Incantato di Aloys Zötl
Aloys Zötl, tintore austriaco e artista visionario, creò nell’Ottocento un bestiario composto di acquerelli straordinari. Riscoperto dai surrealisti, il suo mondo animale stupisce ancora oggi per la sua bellezza e il suo mistero.
Nel corso del XIX secolo, un umile tintore nato nell’Alta Austria, Aloys Zötl (1803–1887), diede vita a una delle più sorprendenti raccolte artistiche e misteriose della storia dell’illustrazione zoologica: il suo Bestiarium. Una serie di acquerelli che, per intensità cromatica e immaginazione, sembrano usciti da un sogno surrealista.
L’artista dimenticato
Zötl visse gran parte della propria vita lontano dai riflettori, dedicandosi alla tintura dei tessuti e dipingendo animali nel tempo libero. Le sue opere rimasero a lungo sconosciute fino a quando il 19 dicembre 1955, presso l’Hôtel Drouot di Parigi, vennero messi all’incanto 150 acquerelli zoologici sotto il titolo Atelier Aloys Zötl, pittore austriaco 1803–1887. Nessuno conosceva il nome di Zötl, tintore di professione e artista autodidatta, ma le opere suscitarono subito grande curiosità. I soggetti erano straordinariamente vari: animali esotici, coralli, farfalle, scimmie, tartarughe, ghepardi, orsi polari, tutti raffigurati con una precisione scientifica e una fantasia visiva che ricordava, per certi versi, il botanico Redouté e il pittore naïf Rousseau. A differenza di Pierre-Joseph Redouté, che illustrava piante con rigore scientifico, Zötl immerge i suoi animali in paesaggi immaginari, quasi metafisici. Le sue tavole non servono a catalogare, ma a evocare.
Tra i presenti all’asta c’era André Breton, fondatore del surrealismo, che rimase folgorato dalle immagini e riuscì ad aggiudicarsi una piccola opera raffigurante una Tartaruga blu. Così affascinato da quel mondo immaginifico, Breton scrisse la prefazione per il catalogo della seconda e ultima vendita delle opere di Zötl. André Breton fu il primo a riconoscere in Zötl un precursore dell’immaginazione libera e simbolica e scrisse che il suo lavoro rappresentava “il più sontuoso bestiario che abbiamo mai visto”. Per Breton, Zötl non era solo un illustratore, ma un visionario capace di evocare l’inconscio attraverso la forma animale.
La Gazette Drouot dell’epoca descrisse l’evento come una “dispersione di centocinquanta fogli” che suscitò rilanci vivaci per opere che esercitavano una “strana fascinazione”.

Un lavoro fuori dal tempo
Le immagini di Zötl non sono semplici rappresentazioni naturalistiche. Ogni animale è immerso in paesaggi fantastici, quasi metafisici, dove la precisione scientifica si fonde con l’estetica onirica. I suoi gibboni, ghepardi, elefanti e tartarughe marine sembrano creature mitologiche, sospese tra realtà e immaginazione. Giovanni Mariotti, curatore dell’edizione per Franco Maria Ricci, sottolinea come l’artista abbia anticipato sensibilità moderne, pur restando isolato dal mondo accademico. Le sue tavole, secondo Mariotti, sono “una celebrazione della meraviglia zoologica, filtrata da uno sguardo poetico e straniante”.
Lo sguardo etnografico nel Bestiarium
Oltre alla straordinaria varietà zoologica, il Bestiarium di Aloys Zötl include anche figure umane provenienti da diverse culture e latitudini: Inuit, Etiopi, Indigeni, Caucasici. Questi ritratti, spesso inseriti accanto agli animali o in ambientazioni esotiche, suggeriscono un intento di catalogazione visiva del mondo, quasi enciclopedico. Pur non essendo un antropologo né un viaggiatore, Zötl sembra voler rappresentare l’alterità culturale con lo stesso stupore e rispetto che riserva alla fauna.
Il suo sguardo, però, non è scientifico né documentaristico: è immaginativo. Le figure umane non sono studiate in modo realistico, ma appaiono come simboli di mondi lontani, idealizzati e immersi in paesaggi fantastici. In questo senso, il Bestiarium si avvicina più a una mappa mentale dell’esotico che a un atlante etnografico. È una visione del mondo costruita attraverso l’immaginazione di un artista che, pur restando nel suo laboratorio di tintore, riesce a evocare terre e popoli mai visti.
La sua eredità artistica rivalutata
Oggi, il Bestiarium di Zötl è considerato una gemma dell’arte ottocentesca. Franco Maria Ricci gli ha dedicato una pubblicazione raffinata, mentre il sito The Public Domain Review ne ospita una selezione digitale, rendendo accessibile al pubblico la sua visione unica del mondo animale.
Guardare oggi il Bestiarium significa entrare in un sogno ottocentesco che non ha mai smesso di parlare al nostro immaginario.
📚 Fonti:
- The Public Domain Review. The Bestiarium of Aloys Zötl (1831–1887). publicdomainreview.org
- Wikipedia. Aloys Zötl. en.wikipedia.org
- Franco Maria Ricci Editore. Il Bestiario di Aloys Zötl (1831–1887). francomariaricci.com
🖼️ Immagine di copertina: Il ghepardo (Aloys Zötl, 1886) – Wikimedia Commons via The Public Domain Review
