Il Parco e il giardino del Castello di Agliè

Il parco e il giardino del Castello di Agliè sono stati teatro di trasformazioni paesaggistiche durate quattro secoli. Attraverso un lavoro di ricerca e un ottimo libro viene restituita profondità a uno spazio ancora poco conosciuto, ma ricco di significato.

Nel territorio storico del Canavese, il Castello ducale di Agliè è circondato da un giardino e da un parco che costituiscono uno dei complessi paesaggistici più articolati del Piemonte. La loro configurazione attuale è il risultato di una serie di interventi successivi, realizzati tra il Seicento e il Novecento, grazie al contributo di importanti architetti, paesaggisti e giardinieri come Michel Benard, Xavier Kurten, Luigi Canina, Mosè Mauri e Antonio Capello.

Questi spazi riflettono l’evoluzione nel corso dei secoli delle idee sul paesaggio: dalle simmetrie barocche alle scenografie prospettiche del Settecento, fino alle atmosfere romantiche dell’Ottocento. Terrazze, fontane, serre e viali alberati compongono un insieme coerente, dove natura e architettura dialogano in modo continuo e stratificato.

Il giardino del Castello ducale di Agliè - Archivio Filari 2025
Il giardino del Castello ducale di Agliè – Archivio Filari 2025

Nonostante la perdita di alcuni elementi decorativi e vegetali, la struttura originaria del giardino e del parco resta leggibile. Le diverse fasi progettuali, ispirate a modelli italiani e internazionali, convivono in un equilibrio compositivo che rende il luogo ricco di suggestioni e di valore storico. Il tessuto seicentesco e settecentesco, ancora percepibile, collega le parti del complesso e ne rivela l’identità profonda.

Le trasformazioni del giardino e del parco

La storia del giardino e del parco del Castello di Agliè si sviluppa attraverso quattro epoche e quattro principali fasi progettuali, ciascuna espressione di una diversa idea di paesaggio. (1)

  • Nel Seicento, Sotto la famiglia San Martino d’Agliè, il giardino assume una forma geometrica e ordinata, ispirata ai modelli franco-italiani. Parterre, siepi basse e agrumi in vaso definiscono un impianto formale, pensato per la contemplazione e il controllo visivo.
  • Il Settecento vede l’acquisizione da parte di Carlo Emanuele III di Savoia e il parco viene ripensato secondo criteri scenografici. Il duca del Chiablese, Benedetto Maria Maurizio, promuove importanti interventi architettonici e paesaggistici. Il paesaggista Michel Benard, che ha progettato anche il parco della Palazzina di Caccia di Stupinigi, introduce rampe, fontane e affacci studiati, creando un sistema visivo razionale e teatrale.
  • Xavier Kurten, paesaggista tedesco, porta nel corso dell’Ottocento ad Agliè il gusto romantico: sentieri sinuosi, boschetti e scorci pittoreschi trasformano il parco in un luogo di suggestione. Collaborano al progetto i giardinieri e tecnici paesaggisti Mosè Mauri e Antonio Capello, che mettono in pratica le visioni paesaggistiche romantiche, mentre l’architetto casalese Luigi Canina valorizza la monumentalità e le prospettive architettoniche.
  • Durante il Novecento, nel 1939, il complesso viene ceduto allo Stato, segnando la fine della gestione dinastica. Inizia una fase istituzionale, segnata da frammentazioni e da una diversa concezione del paesaggio, più funzionale che simbolica.

Una cesura visiva e progettuale

Le trasformazioni si sono innestate l’una sull’altra nel corso dei secoli, creando una stratificazione coerente e raffinata. Le relazioni tra palazzo, terrazze, giardini e tenuta sono orchestrate con maestria e il parco diventa così un palinsesto, dove ogni epoca ha lasciato un’impronta riconoscibile.

Ma nel tardo Ottocento si verifica una rottura significativa: la costruzione di una strada pubblica alberata davanti alla Fontana dei Fiumi e l’inserimento di cancellate tra giardino e parco interrompono la continuità visiva che era stata progettata con precisione nel Settecento. Le rampe che collegavano i due padiglioni del castello alla fontana centrale perdono così la loro funzione prospettica e simbolica.

La strada pubblica alberata che divide il giardino dal parco – Archivio Filari 2025

Questa modifica, pensata per facilitare l’accesso alla piazza del castello, ha sacrificato uno degli elementi più raffinati del disegno originario. Ancora oggi, quella separazione fisica tra giardino e parco resta inalterata, eredità di una scelta urbanistica che ha cambiato per sempre la percezione del luogo.(2)

La fontana dei fiumi dietro la cancellata ottocentesca
La fontana dei fiumi dietro la cancellata ottocentesca

Un libro per leggere il paesaggio

Il volume I giardini, il parco e la tenuta del Castello di Agliè (1624–1940), pubblicato da Leo S. Olschki nella collana Giardini e paesaggio, è un contributo fondamentale per comprendere la storia e la struttura del paesaggio di Agliè. Scritto da Paolo Cornaglia, storico dell’arte, e Marco Ferrari, architetto e storico del paesaggio, il libro ricostruisce con rigore e sensibilità oltre tre secoli di trasformazioni, intrecciando documenti d’archivio, progetti inediti e visioni culturali.

Gli autori analizzano il parco e il giardino come un sistema complesso, fatto di sovrapposizioni e continuità, dove ogni intervento si innesta su quelli precedenti. Ne emerge un mosaico di idee e forme, che restituisce coerenza a un luogo spesso percepito come frammentario.

Il testo è pensato per studiosi, architetti e professionisti del paesaggio: la densità delle fonti, il linguaggio specialistico e l’impianto analitico lo rendono poco adatto a chi cerca una guida per la visita. Ma resta uno strumento prezioso per chi voglia comprendere la genesi del sito e orientarne la tutela futura. In un contesto in cui la gestione dei giardini storici rischia di affidarsi a soluzioni estemporanee o puramente decorative, questo studio offre basi solide per un progetto consapevole, capace di coniugare interpretazione, cura e visione.

Di particolare rilievo è il corredo iconografico: 131 figure nel testo e 48 tavole fuori testo a colori, tra rilievi, fotografie d’epoca, disegni paesaggistici e immagini contemporanee. Di grande utilità anche il quadro sinottico finale, che raccoglie in sette schemi le principali fasi di trasformazione del giardino e del parco, distinguendo tra progetti rimasti sulla carta e interventi effettivamente realizzati.

Il giardino come documento

Il libro di Cornaglia e Ferrari si distingue per l’uso di fonti archivistiche inedite, disegni storici e documenti tecnici che permettono di ricostruire, con precisione e profondità, la vera storia del sito. L’approccio è storico-critico, con una particolare attenzione alla filologia del paesaggio.

Il giardino non è trattato come semplice ornamento, ma come un testo da leggere, da restaurare, da vivere. Gli autori restituiscono dignità al luogo, mostrando come il parco di Agliè sia stato un laboratorio di idee, un teatro di prospettive, un paesaggio pensato e narrato: un tassello prezioso del sistema delle Residenze Reali Sabaude.

Gli agrumi in vaso - Archivio Filari 2025
Gli agrumi in vaso – Archivio Filari 2025

Un patrimonio poco raccontato

Perché un luogo così ricco è così poco conosciuto? Le cause sono molteplici. In Italia, il paesaggio storico resta spesso ai margini dell’attenzione pubblica: il patrimonio culturale si concentra su architettura monumentale e arti figurative, mentre i giardini storici vengono considerati elementi decorativi o secondari.

La discontinuità gestionale ha contribuito a mantenere Agliè e il suo Parco un pochino ai margini, più di quanto meriterebbe: il passaggio da residenza reale a bene statale ha comportato cambiamenti nella destinazione d’uso e nella manutenzione, senza un progetto unitario. A questo si aggiungono i costi e la complessità del restauro: ripristinare un giardino storico richiede studi filologici, competenze botaniche e una visione coerente. Si tratta di interventi onerosi, spesso non giustificati da un ritorno economico immediato.

Ha pesato anche l’assenza di una narrazione pubblica forte. Il parco del Castello di Agliè non è mai stato raccontato come “luogo di pensiero”, come accade per Boboli o Villa d’Este a Tivoli. Senza una narrazione simbolica, il pubblico fatica a percepirne il valore.

Infine, la scarsità di studi divulgativi: il volume di Cornaglia e Ferrari è prezioso, ma resta confinato in ambito specialistico. Manca una traduzione narrativa e visiva che renda il parco parte del patrimonio sentito, vissuto, riconosciuto dagli italiani. Questo libro è un tassello fondamentale per iniziare a scrivere questa storia per tutti. (3)

Il parco e il giardino del Castello di Agliè rappresentano uno dei tasselli più preziosi del sistema di palazzi e giardini di corte che circonda l’antica capitale sabauda. La loro evoluzione, dal giardino formale seicentesco all’impianto scenografico settecentesco e alle suggestioni romantiche ottocentesche, è paragonabile per qualità compositiva e varietà stilistica a quella di giardini europei progettati da grandi architetti paesaggisti.

Il giardino del Castello di Agliè - Archivio Filari 2025
Il giardino del Castello di Agliè – Archivio Filari 2025

Tracce visive di un paesaggio pensato

Le immagini che seguono non illustrano un percorso, ma suggeriscono una lettura possibile del paesaggio. Ogni scorcio è una traccia, una memoria, una domanda aperta sul tempo e sul progetto.

 

Alladiense Palatium, acquaforte su carta, attribuzione anonima, sec. XVII. Museo del Castello di Agliè, Catalogo Nazionale dei Beni Storici e Artistici, scheda n. 0100409460. La mappa rappresenta una veduta aerea idealizzata del complesso, con cartiglio araldico e dettagli paesaggistici.

Alladiense Palatium, acquaforte su carta, attribuzione anonima, sec. XVII. Museo del Castello di Agliè, Catalogo Nazionale dei Beni Storici e Artistici, scheda n. 0100409460. La mappa rappresenta una veduta aerea idealizzata del complesso, con cartiglio araldico e dettagli paesaggistici. 

Archivio Filari 2025
La fontana dei fumi – Archivio Filari 2025
Archivio Filari 2025
Il giardino del Castello di Agliè - Archivio Filari 2025
Archivio Filari 2025
Il Parco del castello – Archivio Filari 2025

 

Note
(1)
Studio scientifico con documenti e disegni storici, curato da Paolo Cornaglia e Marco Ferrari: I giardini, il parco e la tenuta del Castello di Agliè (1624–1940)
(2) “
Ripercorse le varie fasi della storia dei giardini e del parco, a fronte delle permanenze che fortunatamente segnano il palinsesto giunto a noi, emerge in primo piano la rottura più forte, ovvero l’intervento di trasformazione in strada pubblica del viale che passa davanti alla Fontana dei fiumi, un punto di non ritorno. La separazione con cancellate del giardino e del parco e l’inserimento delle alberature lungo il viale anche davanti al “ferrocavallo” hanno soppresso un punto nodale della concezione settecentesca: l’unione visiva di parco e giardino, realizzata tramite le rampe “agganciate” geometricamente ai due padiglioni del castello, con il punto centrale della prospettiva della fontana assiata sulla mezzeria della cortina tra i due padiglioni, ovvero la cosiddetta Galleria d’Arte. Un punto di forza che nel secondo Ottocento, pur a fronte di una rinnovata attenzione nei confronti degli aspetti formali dei giardini (si veda il parterre delle grotte), era forse meno interessante della nuova viabilità di accesso alla piazza del castello (un tempo prevista mediante una rampa che portava alla serliana della Galleria delle Tribune), ottenuta rendendo pubblico il viale della fontana e separando fisicamente parco e giardino. Un’eredità a cui oggi non si è in grado di rinunciare.” I giardini, il parco e la tenuta del Castello di Agliè (1624–1940)

(3) “Siamo giunti a una fase in cui la semplice manutenzione, che pur mantiene in vita questi spazi, non è più un’operazione sufficiente per il bene del complesso: è necessario intervenire con cognizione per ridare lettura allo spirito dei luoghi.” I giardini, il parco e la tenuta del Castello di Agliè (1624–1940) – Alessandra Gallo Orsi, Direttrice del Castello di Agliè

 

📚 Fonti:

🖼️ Immagine di copertina: Ingresso al giardino del Castello – Archivio Filari 2025

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