Un giardino, tra eredità e progetto
ll Giardino Lorella con la sua dimora storica, gli alberi monumentali e nuove collezioni botaniche. Un paesaggio in evoluzione, dove la continuità del luogo dialoga con un progetto che cresce nel tempo.
A mezza costa sul lato orientale del lago d’Orta, il Giardino Lorella occupa un tratto di pendio sul versante collinare di Vacciaghetto, dove il paesaggio passa dalle case del borgo al declivio erboso che guarda verso l’isola di San Giulio. Il nome riprende il cognome della famiglia che custodisce la proprietà fin dal Cinquecento. Qui la storia dell’antica dimora incontra un giardino che sta maturando nel tempo, tra alberi monumentali e impianti più recenti. Il lago si rivela nelle aperture del bosco, che ne incorniciano la presenza.

Un giardino in divenire
Il Giardino Lorella è un paesaggio in trasformazione. La casa che lo sovrasta conserva il rapporto storico con il lago d’Orta, mentre il giardino (aperto al pubblico da pochi anni) mostra la sovrapposizione tra la vegetazione antica e un progetto botanico più recente. Gli alberi monumentali sono le presenze che ancorano il luogo alla sua storia.

Attorno a queste strutture vegetali consolidate si dispongono impianti giovani, spesso costituiti da esemplari piccoli non per scelta estetica, ma perché provenienti dal mercato collezionistico più che dal vivaismo tradizionale. Sono piante selezionate per rarità o specificità botanica (aceri, camelie, ortensie, rododendri e altre acidofile, ma non solo): alcune oggi appaiono ancora minute nel disegno complessivo, ma lasciano intuire l’intenzione di costruire una collezione in crescita.

Una matrice acida, un progetto nel tempo
Il terreno naturalmente acido orienta la fisionomia del giardino e spiega molte delle scelte compiute negli anni: le acidofile trovano qui un habitat favorevole, in continuità con la vegetazione storica del luogo. Questa matrice è stata interpretata da Gianfranco Giustina, per anni responsabile dei giardini delle Isole Borromee, la cui esperienza nelle acidofile e nella selezione di cultivar meno comuni si riconosce in un impianto che lavora sulle cadenze stagionali più che sull’effetto immediato. Le collezioni di acidofile, le fioriture scalari, la convivenza tra alberi antichi e nuovi impianti e la scelta di specie per stagioni diverse rivelano un progetto che affida al tempo la costruzione della sua forma.

La continuità del luogo
Il giardino occupa circa due ettari e mezzo su un versante che un tempo era interamente boschivo. La sua fisionomia attuale deriva anche da interventi di movimentazione terra che hanno reso più morbidi i terrazzamenti senza alterare la struttura del pendio. Tra le diverse alberature storiche rimaste a segnare il luogo si trova il grande castagno plurisecolare (Castanea sativa), già indicato nei documenti del 1400, che è senz’altro la presenza più notevole. Una vecchia farnia (Quercus robur), alcuni Cedrus deodara, faggi dal fogliame rosso o verde, magnolie e diverse conifere contribuiscono alla struttura arborea consolidata del giardino, accanto al grande castagno che ne resta il vero patriarca.


Le specie di recente introduzione
Negli ultimi anni il giardino si è arricchito di nuove presenze che ampliano la struttura originaria senza alterarne l’equilibrio. Sono arrivati, tra gli altri, esemplari come Davidia involucrata, Cornus controversa ‘Variegata’, Parrotia persica e alcune specie di querce, affiancati da una collezione di aceri giapponesi che in autunno accendono più punti del giardino. Ibridi di rododendro ormai di notevoli dimensioni, azalee, camelie, ortensie e kalmie compongono un insieme in progressiva maturazione.


Quel che resta del bosco
Nel tratto inferiore è stato conservato un nucleo di bosco rivolto verso il lago: un bosco curato, dove compaiono rododendri arborei e altre acidofile introdotte negli ultimi anni per creare continuità con il giardino. La proprietaria racconta che in futuro si pensa di alleggerire ulteriormente la vegetazione del bosco, così da far filtrare meglio la luce e aprire nuove viste sul lago.
Il ritmo del giardino
Visitare il giardino significa attraversare un luogo che cresce per aggiunte e attenzioni continue, dove le tracce della storia dialogano con scelte più recenti in un equilibrio ancora in divenire. È un paesaggio che trova nella luce e nella cura quotidiana la sua forma più autentica. Qui il progetto accompagna: lascia che il giardino maturi secondo i suoi ritmi, mantenendo aperta la possibilità di cambiare ancora. Il giardino continua a crescere grazie alla famiglia che lo custodisce, aprendolo al pubblico per condividerlo e conservarlo nel tempo. Un giardino che cambia volto con le stagioni, rivelando ogni volta un modo diverso di leggere il pendio, il lago e la loro storia.

Fonti:
- Sito del giardino Lorella
- Articolo su Ville e Giardini
- Articolo su La Stampa
Immagine di copertina: Il giardino Lorella – Archivio Filari
