I sontuosi Ellebori

Gli Ellebori, noti come rose di Natale, fioriscono tra dicembre e marzo con corolle eleganti e variopinte. Resistenti e adattabili, arricchiscono boschi e giardini invernali, offrendo un anticipo di primavera e un fascino senza tempo.

In questi mesi invernali, è frequente veder spuntare, tra le foglie secche dei boschi di montagna innevati, i fiori bianchi dell’Elleboro o Rosa di Natale.

Il genere Helleborus appartiene alla famiglia delle Ranunculaceae e comprende una ventina di specie di piante erbacee di modeste dimensioni.

Le foglie, di un bel verde scuro, sono basali e palmate, mentre i fiori, portati su steli alti venti-trenta centimetri, possono essere di diversi colori, a seconda della specie e della varietà: dal bianco, al verde, al porpora, fino a tinte tanto scure da sembrar nere. Le parti colorate del fiore sono in realtà brattee cioè foglie trasformate a puro scopo decorativo.

Gli Helleborus sono dotati di rizoma dal quale emettono le radici e la parte vegetativa. Per questo, col tempo, tendono ad allargarsi e ad inselvatichirsi formando macchie colorate (e a volte profumate) davvero notevoli.

Sono originari dell’Asia Minore, ma sono presenti anche in Europa e in Italia troviamo diverse specie, che fioriscono da dicembre a marzo.

Helleborus niger (dal latino, significa ‘nero’, per via del colore scuro della radice), è diffuso su Alpi e Prealpi, in terreni calcarei, ha fiori bianchi che col passare dei giorni virano verso il rosa. Fiorisce in pieno inverno e con le sue corolle bianche dona luce nelle zone un po’ ombreggiate.

Helleborus foetidus (l’unico, insieme al viridis, che da vicino emana un odore sgradevole, nonostante sia molto decorativo) si trova preferibilmente su terreni sassosi e fra i cespugli. Le sue dimensioni sono maggiori rispetto al niger, con foglie lungamente picciolate a mò di palmetta. Lo scapo fiorale può superare i cinquanta centimetri e le brattee dei fiori sono verdi acido come i petali che formano una piccola coppa.

Helleborus orientalis, originario della Grecia e dell’Asia Minore, raggiunge un’altezza di cinquanta centimetri e ha fiori cremisi o rosa. Ne esistono varietà di altri colori, anche molto scure. Fiorisce a marzo. Da ricordare anche le forme ‘guttate’, molto ricercate perchè presentano le brattee fiorali cosparse di minute goccioline di colore come se fossero mitragliate naturalmente, sembrano quei visi nordici pieni di lentiggini.

Gli ellebori possono essere coltivati sia in giardino che in vaso. Amano i terreni umidi, leggeri, organici, ma ben drenati, altrimenti potreste vedere marcire le radici e, subito dopo, le foglie afflosciarsi irrimediabilmente . Prima di piantarli, quindi, lavorate il terreno aggiungendo concime organico tipo stallatico o compost e, se troppo compatto e argilloso, della sabbia.

La posizione ideale è la mezzombra. Gli ellebori sono piante da sottobosco e non amano il sole diretto. Ideale sarebbe un angolo riparato, ma anche abbastanza aperto, nel senso che non amano essere ammassati alle altre piante.

La riproduzione dell’elleboro si può effettuare da seme. Si lascia che il fiore vada a frutto senza rimuoverlo quando appassisce. Raccogliete i semi e seminateli in un vaso piuttosto largo e basso, usando come substrato una miscela di sabbia e torba in parti uguali. Lasciate la seminiera all’esterno e probabilmente spunteranno la primavera successiva (a volte già in autunno se ha fatto una estate fresca e piovosa).

Le piante ottenute da seme impiegano un paio d’anni a fiorire, ma sono più numerose e posseggono una variabilità genetica che a volte non rispecchia i caratteri dei genitori. Avrete quindi magari il piacere di ritrovarvi fiori di nuovi colori e sfumature. Se non volete attendere, potete riprodurre i vostri ellebori per divisione: estraendo dal terreno i rizomi e dividendoli in modo che ogni porzione abbia una gemma. Le parti ottenute vanno subito piantate.

L’unica nota negativa è quella di tenere gli ellebori lontani da bambini e animali domestici perchè sono velenosi, spesso mortali.

Non vanno quindi mangiati per nessun motivo, ma nonostante la loro pericolosità sono utilizzati in erboristeria per la preparazione di prodotti diuretici e purganti. In passato la radice di elleboro veniva usata anche per curare la pazzia. Noi oggi siamo invece pazzi per queste piante così eleganti ed indipendenti, che fioriscono in pieno inverno regalandoci un anticipo di primavera!

Corrado Sacco, Agronomo e Presidente del Garden Club di Alessandria

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