La salvezza dell’Amaranto

“La salvezza dell’Amaranto” ripercorre la storia di una pianta dimenticata, tra agricoltura, resistenza climatica e valori culturali. Il Garden Club ne racconta virtù, usi tradizionali e riscoperta come risorsa per il paesaggio e l’alimentazione.

L’Amaranto è una pianta originaria del Messico e dell’America centrale: veniva coltivato dagli Aztechi che erano soliti celebrare divinità ricreandole in statue da loro venerate con amaranto e miele. Alla fine dei festeggiamenti la statua divina veniva tagliata in più pezzi in modo tale che tutti potessero mangiare un pezzo del dio. Gli antichi Romani pensavano che l’Amaranto allontanasse la sfortuna e l’invidia e gli antichi Greci gli attribuivano significati profondi e positivi come quello dell’amicizia e di tutti i sentimenti eterni.

Tra il XVII e il XIX secolo è stato utilizzato come ornamento per i vestiti perché gli veniva attribuito il potere di donare benessere fisico. L’interesse per i semi di amaranto è rinato negli anni ’70: i chicchi di amaranto possono essere tostati in modo molto simile ai popcorn e mescolati con miele, melassa o cioccolato per creare un dolce chiamato alegría, che significa “gioia” in spagnolo. Viene consumato molto in Messico, dove è cucinato con cioccolato o riso soffiato e mangiato come merenda. L’interesse per questo alimento si è poi diffuso anche in Europa e in alcune parti del Nord America. E’ sufficiente una sola pianta per produrre ben 500.000 piccoli semi che sono capaci di restare dormienti ma vitali in terra per molto tempo, parliamo di decine di anni! I contadini hanno selezionato l’Amaranto addomesticandolo e rendendolo molto utile come pianta ornamentale e alimentare. La specie A. retroflexus è spontanea e veramente infestante crescendo negli orti e nei campi dove la terra è stata smossa. Ha lo stelo peloso, verde pallido, a volte rossastro. Le foglie, con un lungo peduncolo dalle nervature molto vistose, sono ovali e al tatto sembrano feltro. Quando fiorisce presenta le tipiche e inconfondibili spighe verdi e anonimi deludendo infatti le attese di rosso vivo, di amaranto, come il nome farebbe invece aspettare. Lee specie ibride coltivate trovano posto nei giardini, per il loro valore ornamentale e infiorescenze variamente colorate, dal bianco, al giallo ocra, arancione, rosso mattone, bordeaux. Ricordiamo le specie A. caudatus, A. cruentus, A. tricolor, A. hypocondriacus. Amaranto è termine di derivazione greca che significa “che non appassisce” ed è riferito alla caratteristica persistenza del fiore. .

La ricchezza della pianta si trova:

– nella pianta fresca: vitamina A e C, ferro, calcio, magnesio;

– nei semi: proteine vegetali, lisina (un amminoacido essenziale), grassi vegetali, ferro, fosforo, calcio;

– nella presenza di ferro e magnesio che lo rendono un alimento adatto in fase di crescita, nella pubertà con azione nutriente, astringente, diuretica, emostatica.

Si può realizzare un decotto di foglie: basta bollire una manciata di foglie in mezzo litro d’acqua per 5 minuti. Riposo 10 minuti. Filtrare e bere durante la giornata, lontano dai pasti.

Decotto forte di semi: 30 grammi in un litro d’acqua per 10 minuti. Filtrare e bere durante la giornata (è utile in caso di menorragie e di diarrea).

Le specie spontanee sono apprezzate soprattutto per le foglie o per la giovane piantina intera. L’uso è assimilabile a quello degli spinaci o bietoline: le foglie giovanissime si possono consumare crude in insalata o inserite in salse e creme, successivamente si possono saltare, sbollentare o inserire nelle zuppe o nei minestroni. E i semi? Il valore nutrizionale dei semi di Amaranto è a dir poco eccezionale. Sono ricchi di proteine ad alta digeribilità, superiore addirittura a quelle del latte, e con un contenuto di lisina molto alto rispetto ai cereali, che ne sono invece carenti. Cotti da soli o insieme ad altri cereali possono essere consumati tal quali per colazione, magari aggiungendo miele, latte e uva passa. I semi possono essere anche germinati, come si fa con la soia o altri semi e consumati in insalate, panini e altre pietanze.

La farina si ottiene macinando i semi tostati con un macinino domestico. Conviene macinarne piccole quantità per volta perché non si conserva a lungo, visto che oltre l’amido contiene anche proteine. Non contenendo glutine, la farina di amaranto è adatta ai celiaci (intolleranti al glutine), ma proprio per la mancanza di glutine non lievita bene e quindi non può essere panificata in purezza, ma solo diluita con farina di grano, segale, farro, ecc.

Le piante di amaranto generalmente crescono bene in terreno ricco a ben drenante con un’esposizione di almeno cinque ore di luce solare al giorno per crescere sane.

La semina avviene in primavera e appena le piantine hanno raggiunto qualche cm, dovrebbero essere distanziate circa 45 cm le une dagli altre, dopo di che avranno bisogno di poche cure. Resiste infatti bene alla siccità e a vari tipi di terreno.

Non concimare troppo con l’azoto poiché l’amaranto come gli spinaci può accumulare nitrati nelle foglie, che diventano tossiche per i consumo umano. Le specie più alte arrivano e superano il metro e mezzo perciò qualche volta è necessario provvedere a dei sostegni. Occupano felicemente la fascia retrostante delle aiuole esposte al sole. Facilmente negli anni a venire ritroverete in giardino piantine disseminate naturalmente. Le infiorescenze sono molto belle anche essiccate in composizioni da conservare in casa nei mesi invernali, quando sono fresche risultano graditissime agli uccellini selvatici e non.

Corrado Sacco, Agronomo e Presidente del Garden Club di Alessandria

🖼️ Immagine di copertina: Amaranto – Image by Manfred Richter from Pixabay

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