Gli Anemoni giapponesi
Gli Anemoni giapponesi, eleganti e tardivi, fioriscono tra fine estate e autunno. Resistenti e raffinati, valorizzano giardini ombrosi e aiuole informali. Il Garden Club di Alessandria narra la loro storia, i metodi di coltivazione e le suggestioni botaniche.
Tra settembre e ottobre i nostri giardini si ricoprono di corolle leggiadre, ma resistenti. Sono quelle degli Anemoni giapponesi, erbacee perenni, rizomatose, spesso varietà ibride delle specie originarie, appartenenti al gruppo japonica, ovvero A. hupehensis, A. vitifolium e A. tomentosa.
Sono piante molto apprezzate nelle bordure o anche in vaso, poiché ogni anno producono una lunga fioritura rigogliosa, in un periodo in cui il giardino comincia ad addormentarsi per l’inverno, e quindi difficilmente troviamo molti fiori. I fiori degli anemoni giapponesi sono molto grandi, con i petali appiattiti ed il centro dorato dato dai numerosi e decorativi stami. Si utilizzano spesso come fiori recisi, però sono decisamente molto decorativi anche in giardino.
La coltivazione di questi anemoni è abbastanza semplice, basta seguire alcuni accorgimenti: si pongono a dimora in luogo semiombreggiato, dato che il sole estivo e la siccità possono compromettere completamente lo sviluppo autunnale dei fiori. Prediligono un terreno fresco e sciolto, possibilmente leggermente acido, magari arricchito di compost originato da foglie secche e sostanza organica. Le innaffiature andranno riservate all’estate ed a quegli autunni asciutti e caldi; normalmente sono sufficienti le piogge per bagnare questi anemoni, che comunque mal sopportano i ristagni idrici.
La vegetazione comincia a svilupparsi in estate inoltrata, e dagli stoloni si sviluppano sottili fusti eretti, che portano grandi foglie lucide, di colore verde chiaro; all’arrivo del fresco autunnale i fusti si allungano fino a 60-80 cm ed al loro apice portano alcuni grandi fiori piatti, larghi 6-8 cm, di colore bianco o rosato – lilla. Le specie botaniche hanno fiori a sei petali, con centro giallo dorato; le specie ibride possono avere anche fiori doppi o stradoppi, molto decorativi. Non preoccupiamoci se il primo anno i nostri anemoni non fioriscono, in genere impiegano almeno 2/3 anni per stabilizzarsi e cominciare a regalarci abbondanti boccioli.
Coi primi freddi la pianta dapprima comincia a disseccare le foglie, poi scompare, ma i rizomi sotterranei sopravvivono fino alla bella stagione successiva. Quindi è conveniente posizionare le piante in un’aiuola dove siano presenti altre essenze, che copriranno lo spazio lasciato libero dall’anemone durante l’inverno e la primavera, per esempio specie tappezzanti come la Vinca minor, il Lamium o le violette mammole.
Ogni 5-6 anni, all’inizio della primavera, possiamo suddividere i rizomi per ottenere nuove piante da porre direttamente a dimora, in piena terra o in vaso (dove è più facile controllare l’umidità presente).
Si consiglia l’utilizzo mensile di un concime apposito per piante fiorite, ricco in potassio e fosforo: in autunno le piante devono rinforzare i fusti e l’apparato radicale per prepararsi all’inverno. I fertilizzanti autunnali infatti sono abbastanza poveri in azoto, per evitare che lo sviluppo tardivo di nuova vegetazione renda la pianta troppo sensibile al freddo. In generale però gli anemoni, data la loro origine asiatica, preferiscono il freddo al caldo, quindi nelle regioni dove il clima invernale è freddo, ma non eccessivamente rigido, dobbiamo aspettarci che la pianta sia in perfetta vegetazione da settembre a giugno, per riprendersi nuovamente col fresco autunnale.
Gli anemoni, come tutte le piante appartenenti alla famiglia delle Ranuncolacee, sono debolmente velenosi, anche per il bestiame, a causa della presenza di protoanemonina, sostanza irritante per le mucose e per la pelle. La protoanemonina si trasforma in anemonina, innocua, con l’essiccamento.
Gli Egizi ponevano ciotole fiorite di anemoni all’interno delle piramidi mentre per Plinio il Vecchio il fiore aveva virtù magiche, e raccomandava di cogliere il primo fiorito nell’anno, chiuderlo in un sacchetto rosso di tela e di portarlo vicino al cuore per scongiurare malocchio e febbre. Il suo legame coi venti è testimoniato anche dall’origine del nome ànemos, dal greco vento, il principale responsabile della sua sfioritura, ecco perché è preferibile scegliere una posizione protetta dalle correnti.
Corrado Sacco, Agronomo e Presidente del Garden Club di Alessandria

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